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21/04/2017 240 Visualizzazioni

Presentato ieri sera il libro scritto da Michela Magnifico sulla storia di Giovanni Panunzio

"6 NOVEMBRE 1992" SBARCA ALLA CREMERIA LETTERARIA DI LUCERA

Un confronto aperto, lucido. Che non ha lasciato spazio a domande senza risposta o a dubbi rimasti tali. Una lucida disamina di quello che è stato il 1992 (anno terribile in tutta Italia) per la città di Foggia e la sua provincia con particolare riferimento all'omicidio di Giovanni Panunzio, il costruttore ammazzato dalla mafia per la sua ribellione alla richiesta di pagamento di una maxi tangente di due miliardi di vecchie lire e la sua collaborazione con la Polizia e la Magistratura, resa ancora più valida dalla redazione di un puntuale memoriale con nomi, volti, fatti di coloro che gli chiedevano non solo di pagare il pizzo, ma di perdere la propria dignità personale. Si è partiti proprio da questi aspetti ieri sera a Lucera presso la Cremeria Letteraria in piazza Duomo (dove molto spesso si svolgono incontri letterari) per presentare il libro “6 novembre 1992 il coraggio di un uomo” scritto dalla giornalista Michela Magnifico. Alla serata, in rappresentanza dell'associazione intitolata alla memoria dell'imprenditore e con sede a Foggia, il segretario Antonio Belluna (presidente Dimitri Lioi, vice Giovanna Belluna nuora dell'imprenditore e testimone instancabile della sua storia). Con Michela Magnifico, ha dialogato l'avvocato Giulio D'Antuono, che ha, con precisione e rigore, condotto la serata avente un unico filo conduttore: la battaglia di Giovanni il muratore, divenuto imprenditore che si ribella al racket e lo fa con decisione e fermezza, collaborando con chi è deputato a garantire la sicurezza dei cittadini, riponendo proprio nell'apparato investigativo ed inquirente la massima fiducia. L'avvocato D'Antuono ha poi, con l'autrice, focalizzato l'attenzione su un'altra parte importante di questa storia: l'altra faccia della medaglia, quella di Mario Nero, il testimone di giustizia che, così come Giovanni, non ha esitato nemmeno un attimo e ha denunciato alla Polizia ciò che aveva visto quella sera del 6 novembre del 1992: ovvero il volto del killer dell'imprenditore, un giovane all'epoca poco più che ventenne, attualmente libero dopo aver scontato la pena inflittagli dal Tribunale. Due storie accomunate, paradossalmente, dallo stesso comune denominatore: la consapevolezza di dover fare il proprio dovere costi quel che costi. La capacità di avere fiducia nelle istituzioni, quella stessa fiducia invocata ogni giorno proprio dalle forze dell'ordine e dalla Magistratura. Nel 1992, anno in cui tutta Italia era sotto l'attacco stragista della mafia (soprattutto in Sicilia con le stragi Falcone e Borsellino) a Foggia si consumava il primo vero attacco alla società civile con la strategia di terrore verso la classe imprenditoriale dell'epoca con la tecnica del terrore, che prevedeva colpire gli imprenditori. Si consumava il primo vero attacco ad una società che, per molti aspetti, è rimasta silente e stanca spettatrice della sua fine. Nel mezzo della storia, come ha sottolineato l'avvocato D'Antuono parlandone con l'autrice, spaccati di vita vissuta dei familiari di Giovanni, la cui vita è stata completamente stravolta e dalla cui tragedia, però, è nato un proficuo impegno nella società, come mostra la formazione di un'associazione impegnata su diversi fronti, legati tutti dal filo della legalità. Una storia di morte, di dolore, di denuncia, di riscatto sociale ma, allo stesso tempo, di rinascita. Quella rappresentata dalla storia dei vari protagonisti del testo e graficamente espressa nella scelta della copertina: papaveri rossi simbolo di speranza e rinascita, elementi artistici di Fabrizio De Andrè, le cui parole sono state richiamate molto spesso nella prefazione a firma di Agostino De Paolis, l'allora capo della Squadra Mobile di Foggia, il primo investigatore in terra dauna a decriptare i fenomeni criminali in terra dauna in quegli anni e a dare un nome alla stessa criminalità, chiamandola, per la prima volta, mafia.

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