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02/05/2018 136 Visualizzazioni

Per il progetto "Oltre" di Pino Caasolaro, presente lo sceneggiatore e regista Massimo Martella

CHI HA PAURA DEL SERIAL KILLER CHARACTER?


All'Officina lo sceneggiatore e regista Massimo Martella, già premio Kodak opera prima alla Mostra del Cinema di Venezia e docente presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Suo il recente documentario prodotto per l'Istituto Luce – Cinecittà: “Mio duce ti scrivo”, trasmesso da RaiTre ne "La grande storia" di Paolo Mieli


CHI HA PAURA DEL SERIAL KILLER CHARACTER?

Dal racconto cinematografico alle serie televisive del nuovo millennio


"OLTRE", percorso di indagine sulla società dello spettacolo, che continua ed evolve quanto proposto per circa vent'anni nella non-rassegna “Oltre il sipario”, incrocia ora le nuove serie televisive.

Domenica 6 maggio dalle ore 17,00, l'Officina Teatrale di Via Campanile a Foggia ospiterà lo stage "Chi ha paura del serial killer character? Dal racconto cinematografico alle serie televisive del nuovo millennio, fine di un pregiudizio di inferiorità". A condurlo, il regista e sceneggiatore Massimo Martella, premio Kodak opera prima alla Mostra Cinematografica di Venezia.

"La necessità di comprendere meglio lo 'spettacolo sociale' in cui ci ritroviamo a vivere" commenta Pino Casolaro, direttore artistico del progetto "ha portato di recente l'Officina Teatrale-Teatro dell'Accorgersi, con il progetto 'Oltre', a confrontarsi con ambiti e discipline apparentemente lontani dalle arti dello spettacolo. Questa volta torniamo in un settore per noi più consueto, esaminando un fenomeno mediatico contemporaneo come le nuove serie tv analizzate attraverso la costruzione del personaggio seriale e indagate per la loro valenza comunicativa sociale."

"L’intento dell’incontro", afferma Massimo Martella, "è quello di analizzare in che modo negli ultimi anni la nuova serialità televisiva sia riuscita a crescere qualitativamente, interessando fasce di pubblico sempre più esigente e legato all’immaginario cinematografico, riscattando la propria immagine anche agli occhi della critica. Buona parte di tale successo è dovuto alla sempre maggiore complessità del personaggio seriale (serial character), che si avvantaggia del fatto di poter costruire il proprio percorso tramite un arco narrativo molto più ampio di quanto non consenta il tempo di un unico film. In questo modo lo sviluppo del personaggio può non essere necessariamente lineare, può contemplare la presenza di esitazioni, marce indietro, binari morti, permettendo di arricchirlo di sfumature e di avvicinarlo alla nostra percezione della vita reale: di conseguenza anche l’attore/attrice ha l’opportunità di lavorare sull’interpretazione con tempi e modi del tutto diversi dal passato. Il tutto sostenuto da un modello produttivo che non è più quello della televisione generalista, e che non solo accetta, ma anzi pretende tale molteplicità di contenuti.

L’esposizione si avvarrà di un doppio raffronto tra cinema e serie tv: in un primo caso nella costruzione di un protagonista assoluto, nel secondo nell’organizzazione di racconto corale. Infine, un esempio di complessità e approfondimento del personaggio incompatibile con il racconto classico: il caso della serie israeliana, poi americana e globale, “In treatment”.”

Nota sul relatore:


Massimo Martella si diploma in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma insegnandovi poi dal 1996 al 1998. Lavora per diversi anni come regista di programmi televisivi a RaiTre e nel 1992 scrive e realizza il suo primo lungometraggio per il cinema, “Il tuffo”, premio Kodak opera prima alla Mostra Cinematografica di Venezia, seguito nel 1998 da “La prima volta”. Firma nel 1999 la sceneggiatura di “L’ultima lezione”. Dal 1999 ad oggi lavora come sceneggiatore nella lunga serialità televisiva (“La squadra”, “Distretto di Polizia”, "Ris - delitti imperfetti"), spesso anche come responsabile del reparto scrittura e curatore della fase di post-produzione.

Dal 2015 scrive e dirige due documentari per Istituto Luce – Cinecittà: “Mio duce ti scrivo”, co-prodotto anche da RaiTre e trasmesso ne "La grande storia" , e “Nel nome di Antea – L’arte italiana al tempo della guerra”.

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